PostHeaderIcon L’intuito e la terrificante azione a distanza

Intuito: la capacità di guardare dentro

Intuito: la capacità di guardare dentro

Il termine intuito deriva dal latino intueri,  il  cui significato è guardare dentro, e descrive  la capacità che possediamo di sapere prima di pensare.

Spesso scambiato con i termini giudizio, istinto o fiuto, l’intuito agisce senza l’intermediazione di percezioni e logica, ed è strettamente legato alla
‘terrificante azione a distanza’
che tanto sconcertava Albert Einstein.

Intuito ed istinto sono due funzioni ben distite della nostra mente:  mentre l’istinto è  risalente alle origini dell’evoluzione del nostro cervello, una caratteristica primordiale che appartiene alla mente inconscia, l’intuito è una funzione conscia, una delle più potenti a nostra disposizione.

Tutti noi siamo dotati di una capacità intuitiva acuta e raffinata, che ci permette la percezione diretta dell’energia dentro di noi e attorno a noi, se non permettiamo alle altre funzioni consce di intromettersi e sovrapporsi facendoci interpretare in maniera errata i segnali che percepiamo.

L’energia non mente mai, per ‘leggerla’ correttamente attraverso l’intuito occorrre allenarlo  tenendo a bada i processi razionali che ci spingono a comprendere le situazioni, affidandoci ad esso.

Nel prossimo articolo sulla mente e le sue finzioni parleremo dell’immaginazione.

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PostHeaderIcon Fedeltà a se stessi: distruzioni per l’uso

 rimanere fedeli a se stessi ed infelicità

La fedeltà a se stessi e l'infelicità

L’arte di rendersi infelici può raggiungere vette eccelse, ed una delle sue massime espressioni  è riuscire a diventare avversari di se stessi.

Paul Watzlawick, nel suo  saggio ‘Istruzioni per rendersi infelici’,  ci fornisce ironicamente ottimi suggerimenti per raggiungere questo obiettivo e sfuggire perennemente alla felicità.

E’ possibile, applicandosi giornalmente, vivere in conflitto con il prossimo e con il mondo circostante. Rimproverare al partner la mancanza di amore, accusare i superiori di malafede, addebitare al tempo i malanni sono universalmente conosciuti. Eppure,  la facoltà che distingue il perfetto infelice è quella di possedere la convinzione secondo cui l’unico punto di vista valido è uno solo: il proprio.

Rimanere fedeli a se stessi ed ai propri principi senza mai scendere a compromessi, conducendo con fermezza la propria vita  rifiutando i punti di vista altrui, il prossimo e il mondo. Rifiutare e resistere  rendendo talmente proprie queste facoltà sino a che la riluttanza diventa fine a se stessa:  rimanere fedeli a se stessi fino a  rifiutare ogni cosa. Non rifiutare equivale  a tradire i propri principi!

Una logica perfetta: il vero professionista dell’infelicità è in grado di rigettare  consigli e/o suggerimenti che oggettivamente sono nel suo migliore interesse, anche quelli che si raccomanda da se.

Questo livello di abilità garantisce un particolare stato di infelicità ed è per  pochi eletti, irraggiungibile per molti.  Riuscite a vederlo? Un capitano che conduce irremovibile la propria nave nella notte buia e tempestosa, completamente solo.  Anche i topi hanno abbandonato la nave. Conduce, oppure è trascinato?

PostHeaderIcon Scrivi i tuoi obiettivi

scrivere i propri obiettivi è una tecnica utile

scrivere i propri obiettivi è una tecnica utile

I nostri obiettivi, grandi o piccoli: spesso succede di andare in ‘overbooking’ perchè non solo non riusciamo a pianificarli ma non rusciamo nemmeno a gestirli nel tempo, creando nella nostra mente un affollamento da cui non riusciamo a districarci e mandando di conseguenza  in tilt il sistema.

Una strategia semplice ed utile per passare all’azione che può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi è quella di scriverli: mettere nero su bianco il piano giornaliero, o settimanale, elencando passo dopo passo i task da realizzare.

Preparare la lista delle ‘cose da fare’ ci aiuterà ad organizzare in maniera ottimale  il lavoro e a pianificarlo nel tempo; un ulteriore aiuto è quello di compilare la nostra lista in modo da ‘obbligarci’ a terminare il primo step prima di iniziare il secondo.

Questo ci aiuterà anche a capire quali sono le priorità e ci spronerà a mantenere l’impegno di portarle a termine. Ricordiamoci sempre, una volta spuntata tutta  la nostra lista, di ricompensarci per essere stati bravi, determinati, costanti ed affidabili nel realizzare quanto ci eravamo prefisso. Rafforzeremo la nostra autostima e manterremo così alta la nostra motivazione.

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PostHeaderIcon Felicità e amore: distruzioni per l’uso

Amore e infelicità

Felicità e amore: distruzioni per l'uso

Siamo sommersi da una marea di manuali, suggerimenti ed istruzioni per essere felici.

Paul Watzlawick, filosofo, sociologo e psicologo austriaco ci ha lasciato diverse pubblicazioni -  istruttive ed altamente  ironiche al riguardo – che possono sicuramente aiutare chi desidera raggiungere la felicità. Lo ha fatto però da un’ottica decisamente insolita.

Nel suo libro ‘Istruzioni per rendersi infelici’ ci fornisce  numerosi esempi di come, e quanto, il genere umano anelante al sublime raggiungimento della FELICITA’ in realtà remi costantemente contro questo obiettivo.

La fine di una relazione sentimentale fornisce  il perfetto meccanismo involutivo di lamentazione sulla felicità perduta: non ci sono ragioni, nè vividi ricordi personali e di amici e conoscenti che smantellano la santificazione di una relazione che in realtà era morta e sepolta da tempo.

La perdita dell’amato bene, anche se era un bene divenuto insopportabile ed ingombrante, può essere compensata solo dal suo ritorno. In attesa del quale ci si confina lontano da tutti,  ci si predispone all’attesa: la perdita è stata così dolorosa (veramente?) che il ritorno sarà per forza una gioia infinita..

Nella malaugurata ipotesi che ciò non avvenga, si cercherà spasmodicamente una nuova relazione identica a quella precedente, con un partner simile a quello perduto, per quanto potesse sembrare diverso all’inizio.

Come suggerisce Watzlawick, se è vero che il tempo guarisce dolore e ferite è altrettanto possibile proteggersi da questo effetto e fare del passato una fonte permanente di infelicità.

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PostHeaderIcon Il ragionamento

il ragionamento come intelligenza

il ragionamento come intelligenza

Quella che definiamo solitamente intelligenza è la capacità conscia  deduttiva ed induttiva del ragionamento.

Dal ragionamento dipende la capacità analitica che fornisce un punto di forza  importante alle nostre attività, ma non necessariamente esserne poco dotati è un fattore negativo, la sua scarsità è solitamente compensata da una buona capacità intuitiva.

Il ragionamento deduttivo ci permette di esaminare  con coerenza gli elementi a disposizione, ed arrivare ad una conclusione logica. Il ragionamento induttivo, al contrario, ci consente di risalire ai principi  estrapolandoli dai fatti che abbiamo osservato.

Diversamente dalla volontà,  legata principalmente all‘azione fisica ed alla percezione che recepiamo con i sensi, il ragionamento è decisamente cerebrale e grazie ad esso possiamo collegare gli elementi di una particolare situazione a principi più ampi, anche sulla base di innumerevoli esperienze recenti e passate.

Nel prossimo articolo sulla mente e le sue funzioni  tratteremo dell’intuito.

PostHeaderIcon Le scuse: specializzazione diffusa

Stop alle scuse infinite

Stop alle scuse infinite

Una delle specializzazioni più frequentate dell’Arte di rimandare sono le scuse. In questo campo la creatività è pressocchè infinita, un vero spreco di talento.

Inventiamo scuse  per giustificare il nostro procrastinare, il nostro abbandonare i buoni propositi, la nostra mancanza di impegno. Tiriamo in ballo la sfortuna e il caso, quando invece è la determinazione che ha il ruolo più importante nel raggiungimento degli obiettivi.

L’elenco delle scuse più diffuse è ben fornito: è sempre troppo presto o troppo tardi, è il week end, sono i prossimi 5 minuti oppure il momento migliore è sempre domani, lunedì o il primo del mese prossimo. Anche il tempo atmosferico incide con il troppo caldo o freddo. Mal di testa, mal di pancia, aver dormito troppo o troppo poco inficiano ogni proposito. Naturalmente attendere il momento giusto diventa una attesa quasi eterna, ed essere pronti è un evento distante anni luce. Si è stressati, demotivati, si attraversa un periodo pesante..

La realtà è che questi non sono impedimenti reali, sono scuse. Diventiamo consapevoli, riconosciamole per quello che sono, smettiamola di essere indulgenti con noi stessi e passiamo all’azione.

E lasciamo perdere le cavallette, ci hanno già pensato..

PostHeaderIcon Quattro modi per migliorare l’umore

Bridget Jones

Bridget Jones

Umore pessimo, abbattuto, desolato?

Capita, forse anche troppo spesso per i nostri gusti. Noia e tristezza alimentano la demotivazione fino a oltrepassare il limite della nostra stessa sopportazione, per portarci infine a sentirci abbruttiti in giornate abuliche fatte di spuntini in pigiama.

Che cosa si può fare? Ecco quattro suggerimenti per scuotersi e uscire dal torpore.

  • la musica aiuta

Ascoltare la nostra musica preferita contribuisce sensibilmente ad alzare il livello del nostro umore.

  • attività creativa

Tutti abbiamo dentro di noi un artista: tiriamolo fuori ed esprimiamoci. Pittura, lavoro a maglia, ricamo, suonare uno strumento, scrivere.. Le espressioni sono molteplici. Applicarsi ad una attività creativa cattura la concentrazione e ci fa dimenticare noia e tristezza.

  • muoversi all’aria aperta

L‘attività aerobica come la corsa,  una camminata a passo sostenuto, un giro in bicicletta produce nel nostro corpo sostanze che migliorano l’umore. Praticare un poco di attività sportiva all’aperto ci fa sentire meglio e aiuta a perdere peso, e allora why not?

  • premiarsi

Spesso dimentichiamo di premiarci, quando raggiungiamo i nostri obiettivi, presi come siamo dal prossimo della lista. Questo è un errore: è importante prendersi una breve pausa e compensarci per aver raggiunto quello che ci eravamo prefissi, per mantenere alto l’umore e non perdere gli stimoli a continuare.

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PostHeaderIcon La percezione

percezione

la percezione è strettamente soggettiva

La terza funzione per rilevanza   nel nostro spettro della coscienza è la percezione. La percezione  è una funzione assolutamente soggettiva ed individuale ed è indispensabile per l’ elaborazione della comprensione.

Per capire meglio come funziona dobbiamo ricordarci che è lo schema neuronale del cervello ad elaborare le informazioni che arrivano attraverso i sensi. Noi non vediamo con gli occhi, ma attraverso gli occhi:  in realtà è la mente che vede, traducendo quello che viene trasmesso dagli occhi attraverso il nervo ottico.

Se chiediamo a dieci  persone presenti ad un evento di raccontarci cosa hanno visto, avremo dieci differenti versioni, perchè lo schema neuronale di ognuno avrà elaborato una interpretazione personale di quell’evento.  Questo è il motivo per cui, spesso, gli investigatori che indagano su eventi criminali hanno difficoltà a districarsi tra le dichiarazioni  dei testimoni oculari presenti: non necessariamente qualcuno dei testimoni mente, semplicemente ognuno di essi descrive la verità che ha percepito.

L’ errore che spesso viene commesso è la tendenza  a dare per falsa la percezione altrui quando non corrisponde alla nostra, sarebbe invece opportuno imparare a utilizzare le percezioni altrui come un arricchimento, un significativo apporto di esperienza e prospettiva diverse che possono aiutarci ad accrescere la nostra capacità di comprensione.

Il prossimo articolo sulle funzioni della mente conscia tratterà del ragionamento.

PostHeaderIcon L’arte di rimandare

Quanti alibi inventiamo per non agire?

Quanti alibi inventiamo per non agire?

L’arte di rimandare, ovvero quando prendere tempo diventa  un perdere tempo cronico.

Questo circolo vizioso si innesca quando siamo incerti, demotivati, insicuri. Si diventa specialisti nell’arte di rimandare: anche se  sappiamo quello che dobbiamo o che vogliamo fare  si precipita in quella che diventa una spirale di frustrazione, alimentata dagli scarsi risultati che non vogliamo, ma  che  otteniamo come conseguenza al non fare.

Ecco tre semplici passi per disintossicarsi.

  • prendere una decisione
  • concentrarsi sul primo passo da fare
  • agire

Prendere una decisione: rimandare, procrastinare deriva da un conflitto tra il pensiero ed il non fare.  Avere pensieri positivi non ci aiuta se a questi non facciamo seguire l’azione. L’azione è una conferma per la nostra autostima: ogni azione che portiamo a termine la consolida e afferma che noi sappiamo agire.

Concentrarsi sul primo passo da fare: quando pensiamo ad un obiettivo che vogliamo raggiungere, guardiamo sempre troppo oltre e sottolineiamo il lavoro, tanto, che ci sarà da fare. Questa proiezione è demotivante e ci spinge a cercare scappatoie. Concentriamoci sul presente, sul primo passo. Compiuto questo, il secondo sarà più facile da affrontare, il terzo ancora di più. Un passo alla volta.

Agire: pianificare tutto, aspettare le condizioni ideali è una trappola. Impossibile prevedere ogni cosa, le condizioni ideali non si verificano mai e noi stiamo semplicemente  prendendo un clamoroso autogol.

Rimanere in trincea a preparare il piano di attacco ci fa sentire al sicuro, ma finiremo per restare  impantanati, immobilizzati e perdenti. La via d’uscita è passare ai primi due punti e agire.

PostHeaderIcon La meditazione protegge il cervello

meditazione

meditazione

Meditare fa bene alla salute. Non solo, fa bene anche al cervello.

La notizia è confermata da uno studio scientifico condotto dai ricercatori del Massachusetts General Hospital, che hanno seguito un gruppo campione per otto settimane. I sedici  partecipanti hanno preso parte  ad un training di meditazione ed i risultati rilevati dalle risonanze magnetiche non lasciano dubbi.

Dopo  le otto settimane di training  la densità  della materia grigia nell’ippocampo si è accresciuta, un’area importante per la conoscenza e la memoria.  Accresciute anche altre aree cerebrali deputate alla introspezione, autocoscienza e compassione. La diminuzione dello stress associato alla meditazione ha inoltre  diminuito la densità della materia grigia nella amigdala, la parte del nostro cervello che gestisce le emozioni, sopratutto la paura.

Il gruppo di controllo, che non ha praticato le settimane di training meditativo, non ha mostrato nessun cambiamento.

La validità della meditazione è quindi confermata anche scientificamente, i benefici che porta quando praticata continuativamente non sono solamente cognitivi e psicologici, diventa anche uno strumento a nostra disposizione per cambiare la qualità della nostra vita, proteggendo attivamente  il cervello dai danni dello stress.

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